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  • Zio Paperone e la memoria ghiottona
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Zio Paperone e la memoria ghiottona è una storia sceneggiata da Roberto Gagnor e disegnata da Giampaolo Soldati, edita per la prima volta su Topolino 3617 nel marzo 2025.

Trama[]

Zio Paperone nel «Mangion Square Garden» sta tentando di ingaggiare il famoso cuoco Sbrodolon per il raduno dei migliori chef al mondo che si terrà a Paperopoli. Sbrodolon però rifiuta, offeso dallo «stipendio da fame» offerto e scaccia in malo modo lo zione.

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Mentre si allontana sconfitto, Paperone passa accanto a una sala e lì si ferma, incuriosito dalle parole del relatore, Pierpizzocchero Brambilla storico culinario: nel presentare i prodotti della sua terra, la Lombardia, racconta anche di un insaporitore in grado, come la pesteda valtellinese[1], di valorizzare anche i piatti più modesti: è il sapurùn. Lo zione, interessatissimo, chiede dove lo si possa trovare, ma Pierpizzocchero non lo sa: molti si sono cimentati nella ricerca, senza esito. Tuttavia, lo storico culinario ritiene che chi abbia assaggiato il prezioso insaporitore ne mantenga la memoria ghiottona e la tramandi ai discendenti: quindi occorrerebbe trovare un erede dell'ultimo personaggio che ha provato il sapurùn nel Cinquecento: Brambillone degli Arciccioldi.

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Paperone, vedendo l'immagine (vegetale) di Brambillone, nota immediatamente la somiglianza con Ciccio e si precipita alla fattoria di Nonna Papera, desideroso di sfruttare il prezioso ingrediente nei suoi ristoranti.
Un po' desideroso di portare lustro alla propria stirpe, un po' allettato dalla promettente ricerca golosa, Ciccio accetta di aiutare Paperone, a patto che la Nonna li accompagni e che ci siano sempre rinfreschi a disposizione. Così, dopo vari atterraggi per i doverosi spuntini, i tre atterrano a Milano e si recano al «Ganassa Museum»[2],dove sono conservati vari utensili che, secondo Pierpizzocchero, dovrebbero risvegliare la memoria ghiottona di Ciccio.

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Le schiscètte (in linguaggio esterofilo lunch boxes[3]) non ispirano il sonnacchioso Ciccio, ma a colpirlo è lo stemma degli Arciccioldi sul manico di un mestolo: un'oca affamata su un piatto vuoto. Poiché il mestolo è stato donato al museo dalla P.O.L.E.N.T.A., società gastronomica di Sondrio, i parenti si dirigono in Valtellina costeggiando la sponda sinistra del lago di Como. Raggiunta piazza Garibaldi, Ciccio si avvia deciso verso il ristorante «Tel chì el mangiùn» (ecco il mangione) dove si riunisce appunto la P.O.L.E.N.T.A.; gli ospitali soci rattorno a una tavolata offrono al nuovo buongustaio un intero paiolo di polenta, sbafato il quale Ciccio si avvia d'istinto -e rovesciando nella foga piatti e camerieri- verso un paiolo appartenuto all'avo Brambillone. Sul fondo c'è un'incisione che rappresenta un'allegra compagnia a pranzo in una sala rinascimentale: Pierpizzocchero a Paperopoli ne riceve la foto e riconosce il disegno quale «Allegoria del gozzoviglio», affresco di Giulio Anatrano a Palazzo Te di Mantova.

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L'azione si sposta lì e Ciccio vi trova gli amici dell'associazione Z.U.C.C.A., che stanno pranzando sotto un affresco del tutto simile all'incisione del paiolo; all'estremità di questo compare però un personaggio nuovo: è Brambillone che regge il cartello PAPIRIA, nome latino di Pavia[4].
Nei pressi del ponte di Pavia Ciccio incontra i soci del R.I.S.O.T.T.O., che accolgono il nuovo arrivato al loro tavolo all'aperto e lo fanno accomodare proprio al posto che da secoli tengono libero per Brambillone. Ciccio rileva su una trave lo stemma degli Arciccioldi con una freccia che indica la tappa successiva: il Naviglio e Milano. Dopo una lunga scarpinata arrivano al Naviglio Grande e Ciccio incontra un rappresentante dei C.A.N.D.I.T.I., grandi appassionati di panettone. Paperone però sta perdendo la pazienza perché, a parte le grandi scorpacciate, Ciccio non ha ottenuto nulla che lo porti al sapurùn. Lo zione perciò decide di tornare a Paperopoli e lasciare i parenti alle gozzoviglie ma, su uno dei ponticelli, Ciccio nota ancora lo stemma e una freccia: dopo un'altra lunga sgambata arrivano ad una fattoria in piena campagna, dove una maestra ha portato i suoi piccoli allievi perché imparino a nutrirsi bene con cibi genuini.

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A questo punto Ciccio ha una geniale intuizione: sale sul tetto di uno degli edifici e dall'alto vede la sagoma di Brambillone formata dal casolare e da un fienile: in questo, che rappresenta lo stomaco dell'antenato, deve trovarsi il sapurùn. Ciccio inizia a scavare con foga e porta alla luce l'ingresso alla tavernetta di Brambillone.

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Su un tavolo c'è la bottiglia dell'insaporitore e Ciccio la stappa, ma trova il contenuto del tutto insapore; Paperone ancora si adira, mentre la Nonna ha capito il senso della leggenda del sapurùn: si tratta di una invenzione di Brambillone, un modo di ritrovarsi con gli amici a mangiare cose buone e sane. Lo zione si tranquillizza e si rallegra all'arrivo del risottone preparato dalla maestra: quel che lo rende meno entusiasta è invece il conto delle abbuffate lombarde di Ciccio…

Analisi[]

Con il meritorio intento di stimolare nei giovani lettori l'attenzione ad una alimentazione sana e non artefatta, i due autori creano una storia che va al di là dell'educazione alimentare. Vi entra certo la buona cucina e quindi il recupero di usi e tradizioni locali lombarde (le varietà culinarie rientrano a buon diritto nell'antropologia culturale), ma ci sono numerosi rimandi linguistici, voci dialettali, acronimi trattati da Gagnor con la consueta gradevole ironia; nonostante lo sceneggiatore sia di nascita piemontese, sembra perfettamente a proprio agio con Milano e il suo dialetto, cosa di cui s'era avuto il sospetto in altre precedenti storie, come ad esempio Il primo fumetto della storia o Topolino e il passaggio al Tor Korgat.
Un'altra nota passione di Gagnor è la storia dell'arte, che qui va di pari passo con risotti e polente: Brambillone è dipinto con la tecnica di Giuseppe Arcimboldo, Giulio Romano (qui Anatrano) viene ricordato quale autore degli affreschi di Palazzo Te e di una presunta Allegoria del gozzoviglio che è rilettura adattata al tema mangereccio della vera opera del pittore, la più sublime Allegoria dell'immortalità. E poi ci sono le belle riproduzioni per mano di Soldati del ponte di Pavia, di Palazzo Te, della piazza di Sondrio e dello skyline di Milano.

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Ma accanto alle citazioni riconoscibili, ce n'è forse una meno palese: l'ingresso al «Ganassa Museum» presenta dei (quasi) telamoni a immagine di Ciccio che potrebbero essere stati ispirati dalla «Casa degli Omenoni», a poche decine di metri da piazza della Scala e dalla casa di Alessandro Manzoni; e in una storia tutta lombarda non poteva mancare un ricordo anche di lui (qui Anatrando Panzoni) in una citazione testuale fatta dalla maestra: «Quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello!»

Curiosità[]

Questa storia è stata ripubblicata in dialetto milanese (e bergamasco per Ciccio) con versione italiana a fronte nel volume Il Milanese nelle storie di Topolino, insieme con la già nota Zio Paperone e il PDP 6000, comparsa nelle due lingue su Topolino n. 3608 nel gennaio 2025, in occasione della giornata dei dialetti.

Principali pubblicazioni italiane[]

  • Topolino 3617 (2025)
  • Il Milanese nelle storie di Topolino novembre 2025

Note[]

  1. realmente esistente e composta da sale, pepe, aglio, ginepro e varie altre erbe.
  2. museo inesistente; ganassa in milanese significa mascella.
  3. [1]
  4. In realtà i nomi latini accreditati sono Ticinum e Papia, mentre Papiria è una gens romana a cui sarebbe stato assegnato il territorio pavese; permangono le incertezze.