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  • Zio Paperone - L'ultimo signore dell'Eldorado
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Zio Paperone - L'ultimo signore dell'Eldorado (The Last Lord Of Eldorado) è una storia di Don Rosa del 1998, che riprende il tema dell'El Dorado già trattato da Barks nel 1952 in Paperino contro l'uomo d'oro, ma lo sviluppa in maniera piuttosto differente. Ha inoltre un rimando, senza costituirne però un reale seguito, a Zio Paperone e il tesoro sotto vetro, scritta e disegnata da Don Rosa nel 1991.


Trama[]

Zio Paperone e i nipoti stanno cacciando tesori nel Mar dei Caraibi secondo la Carta del capitano Meliàn, già da loro rinvenuta e utilizzata in Zio Paperone e il tesoro sotto vetro. Paperone cerca monete d'oro e manda Paperino a esplorare i fondali.

Targaeld

la targa d'oro

Il nipote recupera due targhe: una in ottone con la scritta in tedesco Dukatenesel (asino dei ducati)[1] che si rivela essere il nome di una nave passeggeri affondata nel 1581, e una seconda targa, d'oro, con l'effigie di un uomo in abbigliamento cinquecentesco e un'altra scritta in tedesco. Zio Paperone riconosce lo stemma della banca Welser di Augusta, che aveva parte attiva nelle esplorazioni coeve, e traduce il testo dell'iscrizione: «Viene qui fondata con solenne giuramento la Compagnia Welser di Augusta in Nova Granada, presso il più alto dei sacri laghi. 21 febbraio dell'anno del Signore 1539».
A seguito di ulteriori indagini, Paperone scopre che i pochi lasciti della Welser, ormai non più esistente, sono di proprietà di una holding di Norimberga. Zio e nipoti si recano in Germania e Il direttore della holding vende la proprietà della banca a Paperone per mille dollari, congratulandosi, perché lo zione ha acquistato un pezzo di storia: la banca sovvenzionò la salita al trono imperiale di Carlo V che, non potendo ripagare il debito, cedette, e poi si riprese, i territori del Nordest del Sudamerica.[2] Dovrebbe esistere ancora, ma nessuno l'ha mai trovata, una filiale della banca in quelle terre.

Treesploratori

I tre avventurieri

Il direttore, partiti i paperi, telefona al proprietario della società e gli comunica la vendita: ma il proprietario è Cuordipietra Famedoro che, sentito il nome di Paperone, intuisce che il rivale sta programmando qualche lucrosa impresa e decide di indagare: lo segue quindi alla birreria dove è andato coi nipoti e si sostituisce alla cameriera per spiare i cinque. Paperone sta esaminando il contenuto di una cassetta, unico materiale sopravvissuto della Welser, e scopre l'atto di proprietà della città di Omagua depositato da tre avventurieri: Jiménez de Quesada, Nicolaus Federmann e Sebastian de Belalcazàr.[3] Questi avevano guidato tre diverse spedizioni attraverso Colombia, Venezuela e Equador e si erano incontrati nel 1539 a Omagua sull'altipiano di Cundinamarca, presso  Bogotà (fondata appunto da Quesada), e lì avevano stilato un accordo.

Suoraeld

Al monastero

Ma la cosa colpisce Paperone perché Omagua è l'antico nome di Eldorado.[4] Paperi e Cuordipietra partono quindi per vie diverse alla ricerca di Omagua: i primi, accolti in un antico monastero, restituiscono alla madre superiora la placca d'oro, sottratta al convento, in cambio della consultazione degli archivi. Famedoro, travestito da suora, sottrae loro il documento dell'antico accordo tra gli avventurieri, ritrovato dai nipotini, che dà la proprietà sui territori e fugge.

Pontesospeso

Paperino lo insegue e gli strappa il contratto, ma Cuordipietra taglia le corde del ponte sospeso dove i due si trovano e Paperino si salva a fatica; però il contratto è in mano sua. Da un ulteriore esame, zii e nipoti vengono a sapere che i tre esploratori, disertori e impossibilitati a tornare in Europa, stilarono un contratto di sfruttamento ai danni degli indios, fondando anche una filiale della banca. Zio Paperone col suo seguito si prepara quindi a partire alla scoperta della filiale presso il più alto dei laghi sacri, il lago Teusacà (in realtà, un fiume).[5] Un indio venditore di mappe di templi perduti ride alla loro ricerca, una mera leggenda, e offre loro carte dei tesori degli Inca e delle sette città di Cibola (un riferimento a Zio Paperone e le sette città di Cibola una storia di Barks del 1954) ma Zio Paperone ignora la proposta.

Camioneld

Così i paperi noleggiano un enorme tir e si avviano su una strada impervia e disagevole, mentre ancora Famedoro tenta in ogni modo di fermarli, senza successo. Dopo varie peripezie e pericoli, giungono al lago e iniziano le opere di scolmatura dell'acqua, convinti che lì sotto si trovi un tesoro, quello che, secondo la leggenda, il capo dei Chibcha gettava nel bacino come offerta agli dèi.[6]

Oroeld

L'offerta dei Chibcha

Ma quando il lago è prosciugato, sul fondo compare solo fango. Ancora Famedoro, spacciandosi per un indio, tenta di farli desistere, ma Paperone lo riconosce e gli ricorda la loro precedente avventura tra gli Incas, un insuccesso per il rivale (Zio Paperone e il figlio del sole di Don Rosa). Il tempo passa e i paperi ancora cecano il tesoro, e Cuordipietra prosegue nei suoi boicottaggi. I nipotini però, esplorando il territorio, scoprono la sagoma lasciata dalla targa del contratto e si rendono conto che il lago non esiste più, prosciugato da Quesada che vi nascose il tesoro e lasciò la vegetazione ricoprisse il piccolo cratere vulcanico, una volta lago. Famedoro sta ascoltando i discorsi dei paperini e li lega per evitare che rivelino la scoperta agli zii e poi va a proporsi a Paperone quale acquirente della banca. Paperino ritrova i nipoti e li libera, mentre i due ricconi litigano ed è tanta la foga della loro lotta che fanno franare una parte della costa del cratere: si rivela il tesoro prima coperto dalla foresta. Famedoro esulta credendosi proprietario del tesoro, ma Paperone lo ferma: la banca è solo la depositaria del bene, ma la proprietà è del signore dell'Eldorado, vale a dire Paperone che possiede il contratto.

Coronaeld

Inoltre la banca è in arretrato coi pagamenti degli interessi di quasi cinquecento anni…
Ma anche lo zione ha poco da gioire: arrivano due agenti delle tasse che reclamano i pagamenti a partire dal 1579, anno della morte di Quesada. Pertanto già nel 1637 lo stato dell'attuale Colombia era divenuto proprietario del tutto.

Senza vinti né vincitori, i paperi si allontanano, ma per Cuordipietra c'è l'ultimo smacco: istigato da Paperone, il solito venditore di carte offre a Famedoro la mappa del tempio di Manco Capàc, il figlio del sole, e del tesoro degli Incas, proprio la sconfitta poco prima ricordata dallo zione.


Analisi e riferimenti[]

Don Rosa si è accuratamente documentato per questa storia e solo pochi fatti sono stati rielaborati perché si adattassero alle esigenze del fumetto; ci sono inoltre vari rimandi interni alle storie già citate, tali da creare un tessuto narrativo assai vasto. L'introduzione di Luca Boschi alla prima pubblicazione italiana su Zio Paperone 134 offre ulteriori segnalazioni; particolarmente interessante è il rimando al film L'uomo che volle farsi re (The man who would be king), di John Ford del 1975: la sequenza del taglio del ponte sospeso, tragica nell'originale, rientra qui nella consueta trovata umoristica dello sfruttato Paperino, che però salva la pelle.
Doveroso anche ricordare un'altra storia di Don Rosa, afferente al tema delle mappe antiche e delle ricerche: Paperino e le carte perdute di Colombo. E si potrebbe continuare…


Curiosità[]

  • L'acronimo D.U.C.K, che compare in moltissime storie di Don Rosa, è qui collocato nell'angolo in basso a sinistra della vignetta d'apertura, tra i flutti marini.
    Rotaeld
  • La copertina di Zio Paperone 134 è stata affidata a Marco Rota che, come è suo solito, ha nascosto nel disegno un messaggio: infatti la pergamena srotolata ai piedi di Paperone riporta la frase, in un latino (quasi) corretto, «Marco Marks Rota traslocò a San Zenone al Po il 24 settembre 2000». E in effetti Rota si trasferì davvero in quella data in un palazzo storico in provincia di Pavia, come è riportato anche nel volume Tesori International 10, dedicato alla sua creatura Mac Paperin.


Pubblicazioni italiane[]


Note[]

  1. corrispettivo della gallina dalle uova d'oro in una fiaba tedesca, in cui un asino produce monete emettendole dalla bocca o da altro
  2. [1]
  3. personaggi storici; cfr. relative voci su Wikipedia
  4. [2]
  5. [https:// en.wikipedia.org/wiki/Teusac%C3%A1_River]
  6. [3]
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