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  • Topolino e il gigante della pubblicità
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Topolino e il gigante della pubblicità è una storia scritta e disegnata da Romano Scarpa pubblicata il 15-30 novembre 1961 sui numeri 307-308 di Topolino.
In questa storia Scarpa analizza e critica il forte potere persuasivo che possiede la pubblicità e crea l'ambiguo personaggio di Mac Factor.

Trama[]

I episodio[]

Topolino è molto prevenuto e critico nei confronti della pubblicità, e soprattutto verso la sua capacità di persuasione, ma dopo che Minni gli elenca tutti i nuovi ricchi nati proprio grazie a questo settore economico, il topo muta completamente il suo pensiero e decide di preparare amatorialmente un cortometraggio pubblicitario di prova. Con Pippo alla regia e svariati tentativi, la produzione viene infine proiettata ad un ristretto pubblico composto da Minni, Clarabella e Orazio. La capacità di persuasione che Topolino riesce ad avere nello spot convince gli spettatori a precipitarsi all'acquisto di confezioni di cipria (il prodotto reclamizzato).
Spinto dall'entusiasmo, Topolino si reca presso l'industria di bellezza di Mac Factor per tentare un provino d'ammissione. A scapito di ogni pronostico, il proprietario dell'azienda gradisce il lavoro di Topolino e indirizza il protagonista presso la sua agenzia pubblicitaria Arte pura arte, il cui direttore è il famigerato Pietro Gambadilegno, coadiuvato dall'inseparabile Trudy.

II episodio[]

Pietro tenta in ogni modo di eliminare fisicamente il suo nemico che ha incominciato a lavorare per lui, ma ogni volta non ha successo. Topolino d'altro canto cerca in ogni modo di scoprire quale legame unisca Mac Factor a Gambadilegno, ma anche lui non conclude nulla.
Durante una ripresa in elicottero, la benzina è quasi finita e Pietro vorrebbe atterrare immediatamente per evitare rischi inutili, ma cambia subito idea dopo che si accorge di trovarsi nelle vicinanze di una villa affacciata sul mare. Insospettito da tale repentino cambiamento d'idee Topolino dopo l'orario lavorativo si reca alla villa. Qui gli apre una signora straordinariamente simile a Mac Factor che sostiene essere sua sorella e che mette alla porta in malo modo Topolino.
Il detective dopo la visita arriva ad una sorprendente deduzione: Mac Factor è una donna che si spaccia per uomo e Gambadilegno ne aveva scoperto il segreto e per questo era nella posizione per ricattarlo. Topolino grazie all'intervento dell'F.B.I riesce a risolvere con discrezione il caso, senza che la stampa venga a conoscenza della vera sessualità di Mac Factor.

Analisi[]

L'attenta critica che l'artista veneziano aveva mosso contro la pubblicità comincia già nel 1960 con la storia forse più famosa di tutta l'opera di Scarpa: Paperino e le lenticchie di Babilonia. Il piglio satirico contro gli effetti negativi delle promozioni televisive emerge ancora più chiaramente nella storia Zio Paperone e la gara da 100 dollari, dove Paperino, prototipo del cittadino medio sprovveduto, si lascia conquistare da una reiterata promozione di radiotelefoni (per di più destinati a bambini e per lui perfettamente inutili).

La satira di Scarpa contro il settore pubblicitario raggiunge il culmine proprio in questa storia in cui vengono mostrati tutti gli intrighi e i giri di soldi sporchi che stanno dietro al mondo dello spot. Tale storia procurò anche qualche problema alla Arnoldo Mondadori Editore, che attraverso il reparto pubblicità presentò diverse rimostranze alla redazione di Topolino accusata di farsi beffe di un settore tanto importante per l'azienda. Scarpa riprese questa sua personale critica contro il potere persuasivo della televisione anche nella storia Topolino e l'enigma di Brigaboom del 1990.

In quest'avventura, stretto dalle circostanze, l'integerrimo topo ha qualche cedimento davanti al miraggio del facile successo economico. Fingendo di raccontare avventure ambientate a Topolinia, il grande fumettista parla della realtà italiana degli anni '60, in cui grazie al rapido boom economico, i nuovi ricchi ostentano a tutti la loro ricchezza. Come spesso accade il maestro veneziano cita anche in questa storia l'opera di Floyd Gottfredson, Topolino agente di pubblicità pubblicata nel 1941, l'ultima storia di Topolino ad essere ristampata in Italia dopo la censura fascista.

In questa storia vi è anche un chiaro riferimento autobiografico. Scarpa oltre ad essere disegnatore e sceneggiatore, è stato anche animatore e come tale aveva cominciato la sua carriera. Lo studio amatoriale che Topolino si costruisce in casa, richiama i primi anni lavorativi dell'autore, quando da autodidatta cercava di sfondare nel settore dell'animazione. Scarpa riesce anche ad essere meramente didattico disegnando nei minimi dettagli come avveniva la produzione di una sequenza animata in quegli anni. Oggigiorno ovviamente tali tecniche sono state sostituite dall'introduzione del computer e questo tocco tecnologico non si coglie più così bene come nel 1961.

Mac Factor[]

Lente Per approfondire, vedi la voce Mac Factor.

Il proprietario della compagnia di bellezza cui si rivolge Topolino per far valutare il suo cortometraggio pubblicitario è un certo Mac Factor. Egli è uno dei personaggi più particolari di tutta l'opera scarpiana e più in generale dell'Universo Disney. Mac Factor rappresenta l'unico esempio di travestito che è mai comparso sulle pagine di Topolino (anche se mancano del tutto, né sarebbero stati concepibili per l'universo Disney, riferimenti al comportamento sessuale): è infatti una donna che sceglie e vuole vestirsi da uomo quando compare in pubblico.

Pubblicazioni italiane[]

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