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  • Paperino e il grande Barunz
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Paperino e il grande Barunz è una storia sceneggiata da Guido Martina e disegnata da Giulio Chierchini, pubblicata per la prima volta sui numeri di Topolino 172 e 173, rispettivamente del 10 e del 25 ottobre 1957.

Trama[]

I episodio[]

Nel 1899, un giovane Paperon de' Paperoni cercava l'oro nel Texas, e insieme al suo socio di allora, Red il Rosso, aveva trovato un giacimento molto ricco, i cui proventi erano stati già parzialmente depositati in una banca a nome di entrambi. La zona era popolata da indiani estremamente bellicosi: in occasione di un'incursione degli indigeni durante i lavori di scavo, Paperone era scappato dal giacimento portando con sé entrambi i cavalli, abbandonando Red alla furia degli indiani con l'intenzione di appropriarsi di tutta la fortuna accumulata ai danni del socio.

Molti anni più tardi Paperone, diventato il multimiliardario che tutti conoscono, riceve una convocazione dall'avvocato Codicillis per una misteriosa eredità. Il legale informa il ricco papero che Alfred Barunz, noto in gioventù come Red il Rosso, è morto poco prima e ha nominato suo erede lo stesso Paperone. Il magnate, benché evidentemente sorpreso nell'apprendere sia che il vecchio socio è sopravvissuto all'attacco degli indiani, sia che non è più tornato a cercarlo per vendicarsi, non si pone nessun problema nell'accettare questa insperata eredità, che fra l'altro si annuncia cospicua: Barunz, infatti, era proprietario di un importante circo e aveva accumulato miliardi investiti in attività di ogni genere.

L'eredità, comunque, è sottoposta a condizioni del cui adempimento Codicillis deve farsi garante. Innanzitutto, Paperone non è l'erede universale ma parte della fortuna è stata devoluta in vari lasciti; poi, il papero deve recarsi in Texas, nella città che ha preso il nome dal magnate scomparso, Barunz City, e farsi accompagnare, oltre che dall'avvocato da un povero miserabile a sua scelta: lì riceverà altre informazioni.

Paperone pensa subito a Paperino come al miserabile da cui farsi accompagnare, ma il nipote non ne vuol sapere, tanto che ha trovato un lavoro. Il multimiliardario non sa come trovare altri poveracci, perché lo stesso Barunz ha disposto numerosi lasciti per tutti i bisognosi di Paperopoli, e cerca di forzare il nipote acquistando tutte le ditte in cui può trovare lavoro per poi licenziarlo. Paperino scommette con lo zio che riuscirà a trovare un posto da cui non può essere licenziato: se perde la scommessa, lo accompagnerà a Barunz City e gli cederà tutte le sue proprietà. Il giovane papero crede di mettersi al sicuro trovando un impiego al comune come spazzino, ma Paperone riesce ugualmente a farlo licenziare fingendo di volere lo stesso impiego senza retribuzione; la scommessa è persa e Paperino è costretto a seguire lo zio in Texas.

II episodio[]

Una volta arrivati nei dintorni di Barunz City, Paperone è convinto che tutto ciò che vede, un tempo proprietà del suo vecchio socio, sia suo, ma deve ricredersi in quanto il defunto magnate ha disposto numerosissimi altri lasciti per i poveri locali. L'eredità, a ogni modo, sembra ancora molto allettante, e Paperone non intende rinunciarci a nessun costo.

Durante il tragitto per la città, la comitiva viene assaltata dagli indiani, che sembrano avere intenzioni bellicose nei confronti del solo Paperone e lo legano al palo come per scotennarlo. Poco dopo, però, si chiarisce che si tratta di uno scherzo disposto da Barunz per far capire al vecchio socio cosa aveva provato lui stesso tantissimi anni prima. Un'altra vendetta del ricco circense consiste nel piazzare la documentazione utile per la successione in una gabbia in cui è chiusa anche una tigre ferocissima; il ricco papero riesce per il rotto della cuffia a evitare il felino e a impossessarsi dei documenti.

Una lunga lettera indirizzata da Barunz a Paperone chiarisce finalmente la situazione. Nel 1899, il malcapitato si era salvato dalla furia degli indiani perché la figlia del capo tribù, innamoratasi di lui, aveva chiesto al padre di salvarlo e sposarlo. I due hanno avuto un matrimonio felice, e con l'aiuto anche della tribù indiana ora alleata Barunz ha potuto fondare il suo circo di successo: tutto ciò, sempre tenendo con sé il documento con cui Paperone gli cedeva metà delle sue sostanze "presenti e future", ma rinunciando a rivendicarlo per un voto fatto in pericolo di vita. Dopo la sua morte, Barunz intende lasciare in eredità il documento che dà diritto a metà delle sostanze di Paperone al poveraccio che ha portato con sé a Barunz City in presenza dell'avvocato, aggiungendo per lo sconosciuto indigente 1000 dollari di eventuali spese legali.

Paperone ha ora il dovere di cedere metà dei suoi averi al defunto, perché si apra la successione; ma possiede pur sempre il diritto sulle proprietà di Paperino, data la scommessa di alcuni giorni prima. Tuttavia, se si rispettassero le volontà di Barunz la metà delle ricchezze di Paperone passerebbe a Paperino (e poi di nuovo a Paperone stesso) al netto delle cospicue tasse di successione. Paperino è disposto a rinunciare all'eredità solo se lo zio rinuncerà a sua volta ad accampare i diritti della scommessa; così in effetti avviene.

Il giovane papero può godersi i 1000 dollari con una bella vacanza nella zona insieme a Qui, Quo, Qua, offertagli dagli stessi indiani che poco prima l'avevano preso in simpatia vedendo che, nonostante tutto, tentava di difendere lo zio durante la finta aggressione organizzata da Barunz.

Analisi[]

Paperino e il grande Barunz si può considerare una storia emblematica della produzione di Guido Martina degli anni '50: sono presenti molti elementi tipici dello stile dello sceneggiatore piemontese (il rapporto conflittuale fra Paperone e Paperino; l'atteggiamento cinico e spregiudicato del primo; il viaggio irto di rischi e di pericoli di morte; i patti e i contratti con valore legale, spesso francamente illogici, che determinano le azioni dei protagonisti e lo scioglimento dell'intreccio).

Tuttavia, la caratterizzazione di Paperone come un vero e proprio criminale, che arriva al tentato omicidio pur di accrescere le sue fortune è particolarmente cruda e ha pochi confronti con altre storie a fumetti Disney; abbastanza peculiare anche la figura di Paperino, che insolitamente per la scuola italiana appare furbo, lucido e determinato, anche se con tratti di buon cuore che alla fine vengono premiati.

Forse proprio la singolarità delle vicende e delle caratterizzazioni, malgrado la scarsa fortuna editoriale della storia, le valgono un certo apprezzamento da parte dei lettori, con un onorevole 602° posto su 35081 nella graduatoria INDUCKS (giugno 2018)[1].

Curiosità[]

  • Nelle frequenti zuffe fra Paperino e Paperone Chierchini adotta l'espediente grafico - forse richiesto espressamente da Martina, non del tutto nuovo a soluzioni del genere - di ritrarre comicamente i personaggi dotati di armi metaforiche quanto improbabili (mazze ferrate, pugnali, armature...)

Pubblicazioni[]

Probabilmente a causa della caratterizzazione francamente ingrata di Paperone, Paperino e il grande Barunz non ha avuto una grande fortuna editoriale, essendo stata pubblicata solo quattro volte in Italia:

All'estero è stata tradotta e pubblicata in soli quattro paesi, tutti europei (Finlandia, Francia, Germania e Spagna), sempre in adattamenti dell'albo I gialli di Paperino e mai dopo il 2000.

Note[]

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