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Ciao Francesco, grazie per aver accettato di prestarti a questa intervista! Senza perdere tempo, iniziamo subito con le domande "classiche". Quando è iniziata la tua passione per i fumetti in generale? C'erano altri generi che da piccolo leggevi oltre a quelli Disney?[]

Artibani

Francesco Artibani.

La passione è nata da bambino, come capita a tutti o quasi. La prima lettura è stata quella di "Topolino" ma negli anni della mia infanzia (intorno alla metà degli anni Settanta, più o meno) le proposte a fumetti dedicate ai bambini erano moltissime e così, oltre al Topo, leggevo anche il Corriere dei Piccoli, Il Giornalino, Braccio di Ferro e via dicendo. L'edicola era sicuramente molto affollata e in questo modo ho potuto scoprire presto le altre meraviglie a fumetti, dai personaggi Bonelli ai supereroi della Marvel e della DC. Tex, Zagor e L'Uomo Ragno ho cominciato a leggerli da allora e non mi sono ancora fermato.

Sono ormai ventidue anni che sei "approdato" alla Disney, ma da almeno altrettanto tempo realizzi opere fumettistiche anche al di fuori di essa. Parlaci un po' delle esperienza da autore extra-Disney che hai condotto (e conduci) nella tua vita.[]

Da quando scrivo ho sempre cercato di differenziare le produzioni perché ritengo poco salutare e molto rischioso dedicarsi esclusivamente a un solo personaggio o un solo editore. Insieme a Topolino ho scritto per molti anni Lupo Alberto ma sono passato dal genere umoristico a quello realistico lavorando soprattutto per editori francesi. In questo modo sono nati "Monster Allergy" (una serie creata con mia moglie Katja Centomo) e altri personaggi come il protagonista di "Il boia rosso" disegnato da Ivo Milazzo, ad esempio, o le storie con le versioni giovani degli X-Men e del dottor Strange realizzati per la Marvel, tanto per citarne qualcuno. Ma nel campo dell'extra-Disney c'è tutta la mia produzione per i cartoni animati con le sceneggiature per tante serie, come "Winx Club", "Lupo Alberto", "Tommy & Oscar", "Monster Allergy", "Spike Team" o "Le straordinarie avventure di Jules Verne". In generale, si tratta di un lavoro di scrittura articolato in cui passo da un genere all'altro, tra personaggi spesso diversi tra loro. È una pratica un po' laboriosa ma la ritengo fondamentale per mantenere vivo l'interesse per un lavoro in cui il rischio della routine è sempre in agguato.

Nelle seguenti coppie di autori scegli ogni volta quello che preferisci e spiegaci le motivazioni. Carl Barks o Don Rosa? Guido Martina o Marco Rota? Romano Scarpa o Rodolfo Cimino?[]

Barks senza dubbio, per cominciare. Buona parte dell'universo fantastico dei personaggi disneyani viene da lui e questo gli fa vincere qualsiasi confronto. Le altre due coppie proposte presentano degli strani assortimenti e scegliere diventa difficile trattandosi di autori fondamentali per il fumetto disneyano (e per il fumetto italiano in generale). Tra i tre sceneggiatori che citi metterei Cimino e Scarpa a pari merito mentre tra i due disegnatori voto Scarpa (perché Scarpa vale doppio, sia come sceneggiatore che come disegnatore).

Fin dall'inizio della sua storia editoriale, sei sempre stato uno degli autori di punta di Pikappa, e anche oggi continui a esserne uno dei più grandi fautori. Parlaci un po' del tuo rapporto con questa collana, da molti fan considerata come una delle migliori di casa Disney.[]

Pikappa è una delle serie disneyane a cui sono più affezionato (insieme a Witch). Quella di Pikappa è stata un'avventura unica perché ha rappresentato una piccola rivoluzione nell'ambito del fumetto Disney e perché ha dato l'opportunità a un gruppo di autori giovani (perlomeno lo eravamo allora...) di esprimersi dando sfogo a quel bagaglio di idee, di ispirazioni che avevano influenzato tutta una generazione. Di quel periodo il ricordo migliore che mi porto dietro è quello della grande libertà creativa e, soprattutto, del piacere e della gioia che c'era nell'essere parte di qualcosa di speciale. Le riunioni del PK Team erano davvero un momento prezioso di confronti, scambi e discussioni in cui si costruiva un progetto in cui tutti erano coinvolti con un entusiasmo unico.

Hai sempre sfornato storie di grande qualità, ma nell'ultimo anno ti sei veramente superato: "Zio Paperone e l'ultima avventura", "Topolino e la promessa del gatto", "Moby Dick"... Raccontaci della genesi e dello sviluppo di queste tue opere, considerati dagli appassionati come le tue migliori di sempre.[]

Moby Dick

Prima pagina della storia "Moby Dick", di Francesco Artibani.

Il 2013 per me, dal punto di vista disneyano, è stato sicuramente un anno molto fortunato. Con la storia di Zio Paperone la redazione di Topolino mi ha dato la possibilità di mettere in piedi un'avventura unica e articolata, piena di personaggi ma, soprattutto, piena di sentimenti forti, un ingrediente che cerco sempre di infilare nelle mie storie. Il debutto del commissario Topalbano è stato poi un momento speciale perché, da grande appassionato dell'opera di Camilleri, ho avuto la possibilità di scrivere qualcosa di molto sentito. L'universo narrativo di Camilleri (con Montalbano ma anche con i suoi romanzi storici ambientati fuori e dentro Vigata) è un mondo speciale che frequento da tanto tempo e in qualche modo l'ho interiorizzato. Con la storia siciliana di Topolino ho potuto così unire due passioni, quella per Disney e quella per Camilleri, confezionando un omaggio a questi due grandi protagonisti. L'incontro con Camilleri è stato poi uno di quei momenti che non dimenticherò mai...

E per finire, con "Moby Dick", mi sono tuffato nel campo della parodia ma anche qui seguendo un'altra passione, quella per il capolavoro di Melville (che di fatto non ho parodiato ma adattato, cercando di rispettare lo spirito dei protagonisti e quello dell'opera originale). Il merito di questo 2013 tanto ricco di storie è della redazione del settimanale e di Stefano Petruccelli, che è l'editor che mi segue in queste imprese (al quale va il mio ringraziamento e la mia gratitudine).

Immagino che, come tutti, anche tu abbia dei personaggi Disneyani che prediligi. Chi sono? E quali sono le caratteristiche che te li fanno piacere di più rispetto agli altri?[]

Il cast dei personaggi disneyani è uno dei più ricchi che io abbia mai visto, parlando da lettore prima ancora che da sceneggiatore. Le mie preferenze vanno ai personaggi più complessi, come Paperone, Paperino e Topolino mentre mi divertono di meno i personaggi bidimensionali o monotematici. Sono personaggi che ti spingono all'errore: per fargli fare qualcosa che li scuota si rischia di stravolgerli rendendoli irriconoscibili... E così per evitare l'impantanamento li evito accuratamente.

Risale ormai al "lontano" maggio di quest'anno la pubblicazione del tremillesimo numero di Topolino, un evento alquanto importante e molto atteso. Qual è stata, in redazione, l'atmosfera per il raggiungimento di cotanto traguardo?[]

Credo che per tutti sia stata un'emozione unica perché il numero 3000, al di là dell'anniversario straordinario per il mondo del fumetto e l'editoria italiana, è stato un'occasione di riflessione, il classico momento del bilancio. In ogni caso nessuno ha visto nel 3000 un traguardo perché con un settimanale importante come Topolino non può esserci un punto d'arrivo (la soddisfazione però resta).

Uscendo per un attimo dall'ambito fumettistico, quali sono gli autori che più ti hanno appassionato, interessato, affascinato?[]

Ogni volta che mi trovo a rispondere a una domanda come questa mi ripasso l'elenco dei preferiti e ogni volta c'è un nome nuovo... Evitando di citare autori di fumetti e restando nella sola letteratura allora nomino Charles Dickens, Gianni Rodari, Italo Calvino, Stevenson, Balzac, Bradbury, Roald Dhal, ma chiaramente sto dimenticando qualcuno di prezioso e me ne ricorderò di colpo, pentendomi e vergognandomi, quando rileggerò questa chiacchierata.

Abbastanza di recente la testata di Topolino ha subito un cambio di editore: dalla The Walt Disney Italia alla Panini Comics. Ci sono state variazioni, anche minime, in redazione, a seguito di questo evento?[]

Al di là della nuova sede milanese il lavoro in redazione procede spedito ma con un grande entusiasmo verso questa nuova fase della vita del settimanale. Per noi autori non è cambiato nulla ma la sensazione forte e diffusa è che c'è una grande voglia di fare, dimostrando di cosa è capace "Topolino".

Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi progetti futuri in corso di realizzazione?[]

Per il settimanale sono in preparazione molte cose... Il progetto più impegnativo è sicuramente quello dedicato a Pikappa con il suo ritorno, un progetto a cui sto lavorando con il bravissimo Lorenzo Pastrovicchio. Ma ci sono delle altre cose per "Topolino", tra sceneggiature già consegnate, soggetti in approvazione e storie in via di sviluppo. Lontano dal Topo ci sono invece altre serie a fumetti, con due progetti creati ancora con mia moglie Katja Centomo. Si tratta di "Cooking Time", le cui prime sei puntate sono apparse su Il Giornalino, e "Dragon Island", una serie realizzata per l'editore belga Le Lombard e disegnata da Antonello Dalena. C'è poi "Golem", un racconto per la collana bonelliana "Le Storie", disegnato da Werther Dell'Edera, e tre nuove serie a cartoni animati in partenza.

Qualche suggerimento per coloro che volessero in futuro intraprendere la carriera di autori fumettistici?[]

L'unico consiglio è quello di pensarci bene, di avere la determinazione necessaria per affrontare un percorso complesso. Per il fumetto e l'editoria in generale questo non è un momento facile ma se c'è la convinzione ma soprattutto la preparazione per affrontare il settore allora vale la pena tentare. E prepararsi vuole dire aprire gli occhi, guardarsi intorno, capire quello che fanno gli altri (come lo fanno e perché lo fanno) e capire i meccanismi produttivi ed economici che ci sono dietro una serie a fumetti e una casa editrice, perché la creatività da sola non basta.

Bene, penso che l'intervista possa terminare qui. Ti ringrazio molto per avere acconsentito a prendere parte al nostro progetto. E non dimenticarti di venirci a trovare su PaperPedia![]

Grazie a voi per l'attenzione!

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