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  • Le fantastiche avventure di Don Pipotte e del suo fedele scudiero Miguel Topancho
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"L'immaginazione di Pippo è diventata vera! O forse la realtà è sempre stata questa, ma solo lui poteca vederla!"
Topolino

Le fantastiche avventure di don Pipotte e del suo fedele scudiero Miguel Topancho è una storia di Fausto Vitaliano e Claudio Sciarrone, pubblicata per la prima volta in tre parti sui numeri 3155-57 di Topolino nel maggio 2016.

Trama[]

Prima parte[]

Una guida sta conducendo i turisti per Ciudad de Esmeralda; mostra loro la statua del fondatore, Francisco de Ayras Buenas, la biblioteca, il Luna Park, lo Zoo, il parco eolico e il cimitero dei treni. Il gruppo arriva poi davanti alla fumetteria Historia y Historietas, la prima del paese, specializzata in supereroi.

Ne sono i proprietari Topolino e Pippo, il primo appassionato di fumetti, il secondo di ragioneria: come per il bis-bis Pippo de Registribus, il suo maggior interesse è far quadrare i conti, lasciando al socio tutto il resto.

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Topolino tenta di interessarlo alle pubblicazioni più in voga, come Animatronicus o Element Man, ma Pippo non ha tempo, tra fatture, tasse e protocolli. Entra in negozio un altro appassionato di fumetti, il meccanico Orazio, in cerca del suo Billy West e poi una masnada di ragazzini per Dragon Wizard, Capitan Stone e varie altre pubblicazioni. Ma anche davanti a tutto questo remunerativo entusiasmo, Pippo resta indifferente.

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I due amici, saliti sul sidecar di Pippo, vanno poi a pranzo al ristorante di Clarabella; poco dopo arriva Gambadilegno, che ha la carica di Brigadiere al servizio del Governatore Macchia Nera, un cui ritratto è appeso a una parete; Pietro tormenta con la sua esosità fiscale l'intera città - ha inventato pure tasse sulla calvizie e sui troppi capelli – e tutto il denaro finisce nelle casse del Governatore. Tornati al negozio, i soci parlano ancora di Gambadilegno e Pippo dice che ci vorrebbe uno dei supereroi dei fumetti per fermarlo, ma sono solo creature di fantasia, a cui lui non crede.

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Topolino gli presenta allora non un supereroe moderno, ma un cavaliere medioevale altrettanto ardimentoso: don Alonso de Guascoña y Aragón, che combatte contro terribili giganti col suo scudiero Panchito, il cavallo Brocolazo e l'asinello Donquito. Purtroppo il personaggio non riscuote molto successo e quasi tutti i numeri sono nella cassa delle copie invendute, ma Pippo sembra insolitamente interessato e per strada si immerge nella lettura del fumetto, provocando lo stupore del dottor Basettoni e del sarto Topesio, nella cui bottega c'è un altro ritratto del Governatore. Sta ancora leggendo al rientro nel negozio quando la cassa degli invenduti, già vacillante, gli cade in testa: poco dopo si riprende, ma non è più lui; crede di essere don Pipotte di Castilla e che Topolino sia il suo scudiero Miguel Topancho. Parla una lingua vecchia di secoli e arzigogolata e si chiede «chi fu colui che sottrasse puro i miei abiti, lasciandomi avvolto in queste vestimenta stracce e indegne del mio titolo?» Poiché anche lo scudiero, per il codice cavalleresco deve essere «agghindato e foderato secondo la moda decorosa e confacente», Pipotte porta Topolino dal «costumista», vale a dire da uno sconcertato Topesio, e ordina abiti e giubbe ricavati da stoffe per tendaggi. Poi rientra in negozio e si appisola su una «branda». Topolino sbigottito chiede aiuto ad Orazio, che però non sa che fare ed è convinto che tutto nasca dalla troppa passione di Topolino per i fumetti.

Topesio intanto racconta a Gambadilegno dello strano comportamento di Pippo.

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Pippo poi si risveglia e sembra tornato in sé, ma una statuina, simile a quella di Francisco de Ayras Buenas, gli cade in testa e di nuovo si sente cavaliere, vede dalla vetrina Orazio con Clarabella e si convince che la damigella sia in pericolo e che tocchi a lui salvarla. Monta quindi con Topolino su «Rombazo, il cavallo meccanico sputafuoco», cioè il sidecar, e parte a spron battuto.

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Nelle sue fantasie entra in un castello e libera la fanciulla rinchiusa nella prigione. Mostra poi alla dama riconoscente l'istantanea di «Zenobea de Cristobál, damigella delle lontane terre d'Africa» cui è devoto e le confida di avere una importante missione da compiere, ma che non può rivelarla. Non si rende conto di aver in realtà distrutto delle insegne pubblicitarie e di aver legato come un salame il suo amico Orazio. Topolino gli chiede quale sia la missione e Pippo rivela che si tratta della battaglia contro i giganti ferrosi, ma prima di affrontarli deve riposare, Va quindi in quella che crede una locanda, in realtà lo studio medico di Basettoni, e si acquieta, mentre Topolino espone il caso al dottore e chiede un rimedio. Si tratta di possessione letteraria, dice Basettoni; Pippo ha represso troppo la sua immaginazione nell'attività di gestione del negozio e ora il disagio è esploso.

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Dà a Topolino un «campanaccio neurocomunicativo» da usarsi solo nelle urgenze, ma consiglia di assecondare il novello cavaliere nelle sue bizzarre fantasie. Intanto Pippo si è scosso dal suo torpore e riconosce in Basettoni il Gran Ciambellano che lo ha nominato cavaliere; poi, prima di dirigersi con Topolino verso i giganti che abitano le terre al di là del fiume, ritira i vestiti da Topesio e monta sul modesto sidecar che nella sua immaginazione è divenuto un potente chopper con una protome equina; Gambadilegno, perplesso, informa Macchia Nera.

Seconda parte[]

Durante il viaggio verso le terre al di là del fiume, Topolino cerca di far rinsavire l'amico ricordandogli chi sia davvero, ma Pippo, sempre più calato nel ruolo di cavaliere, pensa ad un sortilegio del suo acerrimo nemico, il Mago Frescone, che impedisce a Topancho di vedere la realtà.

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I due arrivano poi presso una mandria di mucche in un recinto, mandria che Pippo vede come «valorosi paladini di Linguadoca, custodi dell'elmo di Mambrone» tenuti prigionieri dai crudeli Barbudos. In realtà la mandria è stata rubata da due delinquentelli locali, ma Pipotte non distingue più realtà e fantasia, affronta i ladruncoli e li fa prigionieri, prima di consegnarli ai poliziotti sopraggiunti perché li chiudano «nelle segrete del castello».

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Arriva anche il proprietario del bestiame, riconoscente, che resta perplesso sentendo il linguaggio di Pippo, ma ospita i due nella sua casa, che il cavaliere crede una locanda.

Intanto in città Gambadilegno e Macchia Nera tentano di convincere i concittadini che Topolino e Pippo, misteriosamente scomparsi, sono due cospiratori e vanno catturati quanto prima; rimasto solo con Gambadilegno, il Governatore confessa di essere preoccupato perché i due potrebbero scoprire cose che non devono, ma non specifica al socio di che cosa si tratti e non smentisce la convinzione di Pietro che lui e l'informatore Topesio avranno titoli e ricompense se il loro capo diventerà presidente.

Il giorno dopo, Gambadilegno perquisisce il negozio di fumetti.

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Pippo e Topolino, accomiatatisi dal gentile ospite, ripartono per l'epico scontro di Pipotte contro i giganti ferrosi, ma prima gli si fanno incontro giganti a tre braccia, cioè le pale eoliche. L'eroe si lancia contro i nemici, ma rimedia solo grandi botte e Topolino suona il campanaccio neurocomunicativo per riportare Pippo alla realtà.

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Infatti questi si risveglia e non capisce perché non sia in negozio; ha vaghi ricordi di mucche e di piloni, ma tutto è annebbiato Topolino lo carica sul sidecar e si mette alla guida, avviandosi a Ciudad de Esmeralda in un rosso tramonto.


Terza parte[]

Topolino racconta all'ancora intontito Pippo una menzogna sugli ultimi eventi: sarebbero andati a pescare e Pippo si sarebbe addormentato. Ma poi, per verificare le reali condizioni dell'amico, gli nomina i giganti ferrosi, don Alonso e Panchito. Pippo ride di gusto a quelle che sono tornate a suo vedere sciocche fantasie, ma all'improvviso, e reali, compaiono davanti a loro mostri meccanici a tre pale.

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A Ciudad de Esmeralda Macchia Nera e Gambadilegno si confrontano: Il Governatore, sicuro che Topolino e Pippo siano innocui, non li teme più e non ha più bisogno dell'aiuto del brigadiere: in realtà Macchia è un alieno che vuole impossessarsi dell'energia cosmica presente nel sottosuolo della città. Svela poi il suo vero volto e dice di chiamarsi il Cavaliere della Luna Nera. Come tutti gli androidi vuole conquistare la terra e renderne schiavi gli abitanti. Catapulta poi all'esterno Pietro e passa alla fase successiva del piano: attivare i giganti suoi aiutanti. Topolino e Pippo stanno avendo la peggio coi mostri meccanici, ma dopo l'ennesima botta e un richiamo di Topolino, riemerge don Pipotte che si scaglia contro i «malvagi titani» armato della sua prodigiosa sciabola; naturalmente li vince ma, nella fuga i titani tornano ad essere mulini eolici. Topolino si pone molte domande, ma Pippo gli chiarisce la situazione: i titani, sconfitti per sempre, sono il corpo di guardia dei giganti ferrosi agli ordini del Cavaliere della Luna Nera, il peggiore dei nemici di Pipotte, che ancora non l'ha potuto vincere. Topolino a questo punto non riconosce più il reale dall'immaginario, mentre Pipotte prosegue a narrare le sue imprese: ha vinto Mirrone, il «mago degli specchi», ha «solcato il mare a bordo di una nave incantata» sollevata sull'acqua, sempre pensando alla sua dama Zenobia (che ora si rivela una ragazza a cui Pippo non osa rivolgere la parola).

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Intanto i due sono giunti al luogo dove si trovano i giganti ferrosi (il cimitero dei treni) e ricomincia la lotta che ormai non vede più distinzione tra vero e immaginario.

Pippo è duramente colpito e sviene ma, dalle immagini proiettate da uno dei robot, Topolino capisce chi sia Macchia Nera e cosa voglia. Carica dunque l'amico esanime sul sidecar e torna in città, affida Pippo a Basettoni e, con l'aiuto di Gambadilegno, entra nella stanza dove il Cavaliere della Luna Nera sta manovrando i suoi congegni. Scoppia la consueta rissa e l'alieno pensa di fuggire sulla sua astronave, ma Pietro la fa esplodere e libera la città dalla minaccia. Ma poiché s'è redento solo all'ultimo, sconterà le sue colpe lavorando gratis per Clarabella e Orazio.

Pippo si riprende dopo le botte e sembra rientrato nella realtà, tant'è vero che, quando passa la vera Zenobia, ancora non ha il coraggio di invitarla ad uscire. Ma Topolino, ormai abituato alle mirabolanti imprese di don Pipotte, gli fa cascare un'altra scatola in testa perché ritorni il cavaliere senza paura e parte con lui a caccia di giganti.

Analisi e riferimenti[]

La storia presenta un'architettura complessa e numerosi rimandi interni ed esterni. Ha il suo inizio in una sorta di prologo in cui la guida turistica mostra ai visitatori quelli che saranno i nemici di Pipotte (le pale eoliche, il cimitero dei treni) o i simboli della sua seconda personalità, come la statua a cavallo del fondatore simile alla statuina del cavaliere che gli cade in testa, la biblioteca che richiama le letture cavalleresche dell'hidalgo di Cervantes, lo zoo a memoria della lotta contro la mandria di mucche o il leone che però non vuol lottare. La collocazione di Ciudad de Esmeralda, sebbene immaginaria, va pensata nell’America Latina di lingua spagnola, dal momento che la valuta utilizzata sono i pesos, che in Equador esiste una vera città (e regione) di nome Esmeralda e che il fondatore dell'Esmeralda immaginaria, Francisco de Ayras Buenas, ricorda tanto l’argentina Buenos Ayres. Esiste poi almeno un'altra Città di Smeraldo ed è nel mondo fantastico del Mago di Oz.[1]

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Altri momenti e personaggi del romanzo originale trovano la loro collocazione nei ricordi di Pipotte o nella sua visionarietà: il Cavaliere degli Specchi è il mago Mirrone, la barca che vola sull'acqua richiama quella rubata che corre sull'Ebro, l'elmo di Mambrino diventa quello di Mambrone e così via. Macchia Nera è il Cavaliere della Luna Nera, che nel romanzo è Cavaliere della Luna Bianca (in realtà il baccelliere Sansone Carrasco, già Cavaliere degli Specchi, che vuole riportare alla ragionevolezza Don Chisciotte). Dulcinea diviene Zenobea o Zenobia, il personaggio creato da Romano Scarpa che prende il suo nome dalla storica regina di Palmyra[2]; Zenobia compare appunto come ammiratrice di Pippo in Topolino e la Regina d'Africa. L'indimenticabile Ronzinante e l'altrettanto indimenticabile asinello di Sancho si trasformano nell'espediente comico del sidecar; ancora, il campanaccio neurocomunicativo potrebbe essere stato ispirato dallo scherzo dei campanacci e dei gatti e le scatole e la statuina che tramortiscono Pipotte sono sostitute delle botte che in quasi tutte le sue avventure il Don Chisciotte di Cervantes si busca.

Un'altra analogia con l'opera prima consiste nell'elaborazione linguistica, un gran divertimento per gli autori; a parte i due registri, il moderno e il barocco, utilizzati da Pippo/Pipotte, abbiamo la miscellanea spagnolo-inglese-italiano nella scelta dei nomi propri. Alcuni esempi: Rocinante è il Brocolazo di don Alonso de Guascoña e il Rombazo di Pipotte, come l'anonimo ciuchino è Donquito (donkey), il dottor Basettoni è Adamo Basietas del Gallego (galiziano) e il Mago degli Specchi è Mirrone (mirror).

Ma ci sono poi i riferimenti alla letteratura fumettistica dei supereroi, per rappresentare i quali Sciarrone è ricorso alla retinatura degli albi a fumetti americani degli anni Cinquanta e Sessanta, come si può leggere nell'intervista pubblicata a corredo della seconda puntata su Topolino 3156; nella medesima intervista l’autore aggiunge che «… la visionarietà di Pippo sembra una pergamena, i flashback hanno vignette senza bordo e i racconti del passato immaginario del paladino Pipotte sembrano vecchi fumetti americani». E infatti le scelte cromatiche, dall'ocra o il verde pallido dei ricordi alle tinte decise delle scene di scontri moderni, seguono la narrazione e la completano.

Tra le numerose parodie Disney del romanzo (cfr. Paperino Don Chisciotte), questa è sicuramente la più articolata e forse la più vicina al suo originale, quella che lo elabora più organicamente. I famosi episodi delle lotte e delle sventure donchisciottesche non sono semplice occasione di umorismo fumettistico, viste in prospettiva papera o topesca, ma vanno più al fondo dell'agire dei due cavalieri. Qui, come in Cervantes, immaginazione e realtà sono indistinte nella mente del protagonista ma a volte anche in quella del suo contraltare razionale, Sancho/Miguel. E Vitaliano e Sciarrone giocano anch'essi col lettore, con storie nella storia, colpi d scena, metamorfosi e quant'altro a sostegno della forza immaginativa della creazione artistica.

Curiosità[]

  • Mentre Topolino parla della suspense degli albi a fumetti, ne tiene antiteticamente in mano uno dal titolo Boring fantasies.
  • Seduto a un tavolo del ristorante di Clarabella, compare Rock Sassi.
  • La frase gridata da Pipotte sulla nave che non tocca l'acqua, «Verso l'infinito e oltre» è citazione di Buzz Lightyear in Toy Story.
  • Nella vignetta dello zoo non sono solo i turisti ad osservare gli animali, ma anche questi si sporgono per guardare curiosi gli umani e le scimmie li indicano a dito.

Pubblicazioni italiane[]

Note[]