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  • Le avventure di Monsù Paperin e della Giovane Italia
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Le avventure di Monsù Paperin e della Giovane Italia è una storia in costume divisa in quattro parti, sceneggiata da Alessandro Sisti e disegnata, nell'ordine, da Giorgio Cavazzano, Alessandro Perina, Andrea Freccero e Marco Gervasio, pubblicata per la prima volta sui numeri 2894 e successivi di Topolino nel maggio 2011.

Trama[]

Prima parte[]

Torino, inverno 1859.
In piazza San Carlo si incontrano Monsù Paperin e l'amico Papeyrano e si avviano insieme al loro comune posto di lavoro, il negozio di stoffe di Monsù Paperon; nell'andare commentano la notizia che il primo ministro Cavour si trova a Parigi per trattare con Napoleone III.

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Al loro arrivo, Monsù Paperon inizia a rampognare i due -a suo parere- sfaticati commessi, ma viene interrotto dall'ingresso di una graziosa damigella che chiede tela per dipingere. Paperin, affascinato, si interessa della sua provenienza e della sua professione di pittrice; la dama gli offre allora un invito per la sera stessa all'inaugurazione della sua mostra. Il suo nome d'arte è Mademoiselle Italia, ma nella realtà è Paperina D'Oquette.
Alla mostra sono esposti alcuni quadri che rappresentano l'Arena di Verona e Peschiera del Garda; inoltre Paperina dice ai presenti di aver visitato anche Mantova e Legnago nel Lombardo-Veneto. Due uomini (uno chiama l'altro “tenente”) sentono quei nomi e, commentando tra di loro, si dicono confermati nei sospetti che nutrivano sulla D'Oquette. Intanto Paperin si intrattiene con la pittrice, ma questa si deve presto allontanare perché avvisata dell'arrivo «del Conte», che manderà una carrozza a prelevarla.
Paperin, pensando che il conte sia un corteggiatore, esce per comperare dei fiori da offrire alla dama e competere col rivale; quando torna alla sala dell'inaugurazione, la trova però chiusa per l'ora tarda e ne vede uscire Paperina con un pesante rotolo sotto il braccio e la chiama, ma la papera gli rivolge contro una pistola, credendolo un ladro. I due si chiariscono e Paperin si offre di trasportare il rotolo (-Sono i miei dipinti- dice la D'Oquette), quando all'improvviso sbuca una carrozza: un brutale individuo carica a forza mademoiselle e rotolo e riparte. Non è ancora sparita la prima, quando compare un'altra carrozza e il cocchiere chiede di madama Paperina: Paperin capisce che l'amata è vittima di un rapimento, spodesta il conducente e parte all'inseguimento del primo cocchio che però è fulmineamente scomparso. Il poveretto si dispera e per l'agitazione cade da un ponte e casca in una barca dove Paperina è tenuta prigioniera dai rapitori, uno dei quali si abbandona a un'imprecazione in tedesco e sta poi per gettare Paperin nel canale quando arriva un'altra barca di guardie piemontesi guidate dal cocchiere. I ladri vengono fermati e i due paperi sono liberi. Paperina allora invita l'amico ad accompagnarla per la consegna del rotolo, che Paperin crede ancora che siano quadri.

Il Cavour di Cavazzano

Il Cavour di Cavazzano

Arrivano così a Palazzo Reale, dove li accoglie il conte di Cavour che presenta i fatti movimentati di quella notte come un tentato furto di mercanti d'arte; dopodiché Paperin viene congedato e il conte e Paperina, rimasti soli, slegano il rotolo: è una pianta del Quadrilatero austriaco con le quattro città di Mantova, Verona, Peschiera e Legnago: la gentile pittrice è in realtà una spia del Regno di Sardegna, nome in codice Agente Italia, che procura carte e informazioni contro gli austriaci.
Qualche giorno dopo, un'elegante carrozza si ferma davanti al negozio di Monsù Paperon e ne scendono Paperina e il maggiordomo di Cavour: il conte desidera che sia rinnovata la tappezzeria del suo castello di Grinzane e richiede specificamente l'opera di Paperin. Paperon acconsente felice e Paperin si lancia alla ricerca dei migliori broccati del negozio per soddisfare la richiesta di Cavour. Lo zio, colpito da tanta efficienza, decide di assegnare al nipote la direzione della filiale che presto aprirà a Pavia e Paperin ne è doppiamente contento perché anche mademoiselle D'Oquette sta partendo per la Lombardia.

Seconda parte[]

Pavia, primavera 1859.

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Due ufficiali austriaci discutono su un nuovo negozio di stoffe gestito da piemontesi: l'uno è desideroso di trovare regali per la fidanzata, l'altro è dubbioso perché i piemontesi sono alleati dei francesi; entrano nella bottega, ma l'apparizione di Paperin coperto di polvere nera mette in fuga entrambi. Il papero allora si abbandona a uno sfogo contro lo zio Paperon, che lo ha mandato in una sorta di missione segreta a gestire il mercato del carbone, di cui hanno gran bisogno molte imprese nascenti. I sotterranei del negozio sono infatti colmi del minerale e Paperin con un inserviente deve raccogliere e spalare il carico arrivato sulle chiatte dal Ticino, in gran segreto perché la concorrenza non lo sappia.
Conclusa la fatica, Paperin va a pranzo con alcuni studenti che festeggiano l'arrivo del professor Pikus Von Paperein, dell'Università di Vienna e dell'artista Mademoiselle Italia, che passa in quel momento. Il papero si precipita allora dalla ragazza; questa è molto impegnata, ma invita ugualmente lo spasimante a un caffè più tardi.

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La ritrosia della dama si spiega con la presenza di un altro ufficiale austriaco, il tenente Paperotzky, aiutante di campo del generale Gyulai, tenente a cui Paperina ha dato appuntamento. L'incontro è ideale per carpire al militare alcune preziose informazioni, senza che lui sospetti nulla.
Intanto Paperin, ripulitosi come può dal carbone, chiude il negozio per recarsi da Paperina, ma anche lui entra nei sospetti di due gendarmi austriaci, messi sull'avviso da Paperotzky, che non credono al suo fare da «finto tonto». Al tavolo di un caffé con la D'Oquette, Paperin le comunica di essere diventato un carbonaro; la papera equivocando, lo crede un cospiratore e per prudenza si allontana; arrivano invece i due gendarmi che arrestano il malcapitato e lo portano al comando austriaco alla presenza di Paperotzky e di altri ufficiali. Il povero Paperin, nel tentativo di provare la sua innocenza, continua ad esprimersi inconsapevolmente col linguaggio dei carbonari rendendosi sempre più sospetto e mettendo in allarme gli austriaci, che fraintendono «l'invasione» commerciale della Lombardia da parte di Paperon con un'invasione militare.
Quindi i reggimenti austriaci partono e Paperin viene chiuso in carcere, in attesa di essere trasferito allo Spielberg. Inaspettato arriva però il professor Von Paperein col pretesto di studiare «l'antropologia del sovversivo»; dopo aver esaminato la capoccia del prigioniero, dice al secondino che ha bisogno di studiare meglio il caso e che deve portare Paperin al suo laboratorio. Il secondino esita, ma poi cede e lascia andare i due. In realtà Pikus, sotto l'insospettabile identità di scienziato, è alleato dei patrioti e porta Paperin da mademoiselle D'Oquette; la dama affida al suo spasimante una missione delicata: portare a Genova informazioni riservate sulle strategie austriache carpite al tenente Paperotzky. L'ingenuo papero ancora non si raccapezza sulle attività di Paperina e continua a crederla solo una pittrice, ma parte ugualmente per la Liguria.

Terza parte[]

Genova, 4 maggio 1860.
Sono trascorsi alcuni mesi, il Piemonte ha strappato la Lombardia agli Austriaci e parte dell'Italia centrale si è annessa al Regno di Sardegna. Paperin si vanta con alcuni marinai siciliani di aver portato lui le notizie che hanno favorito la vittoria dei Savoia; i siciliani stentano a credergli, ma lo invitano comunque a compiere altrettante imprese in Sicilia e liberarla dai Borboni. In quel momento arriva Paperon, irritato col nipote perché non sta sorvegliando le operazioni di carico del suo bastimento che deve portare in America quintali di tela bleu de Gènes (blu di Genova, poi blue jeans).

Garibaldi e Bixio di Freccero

Garibaldi e Bixio di Freccero

Nel bel mezzo della rampogna, viene avvisato che due clienti lo aspettano in negozio: sono Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio, che gli commissionano per il giorno dopo mille camicie rosse. Paperon non ne ha a disposizione così tante, ma si impegna ugualmente a consegnarle la mattina dopo. Paperin vene così gravato di una enorme fatica: presiedere alla tintura di tutte le camicie disponibili in negozio, di qualunque colore siano. Il papero si mette al lavoro ma, distratto prima da due marinai in cerca di una locanda e poi da Paperina che chiede i pigmenti dei colori della tintoria, combina un altro guaio: tutti i colori finiscono nella vasca della tintura e il mattino dopo Garibaldi e Bixio si trovano forniti di camicie rosa oppure bianche, rosse e verdi.

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Indignati, i due si recano da un altro fornitore e Paperon aspetta solo di potersi vendicare per le azioni maldestre del nipote; ma questi si è già messo al riparo e, con indosso una camicia rosa scuro, si imbarca sul «Piemonte» a Quarto con Garibaldi e i suoi, sempre ignaro della realtà storica e politica.

Quarta parte[]

Mar Tirreno, 7 maggio 1860.
Anche durante il tragitto sul «Piemonte», Paperin si fa notare per la sua sprovvedutezza: precipita dalla coffa nella caldaia attraverso un fumaiolo, mette sottosopra la stiva, incendia la cucina; lasciato solo al timone mentre l'equipaggio è impegnato a spegnere il fuoco, scambia per scafi nemici alcune barche alleate che vengono a rifornire i garibaldini di armi, le sperona e le mette in fuga. Giunto poi a Talamone dove le navi approdano per rifornirsi di altre armi, Paperin conferma il suo talento facendo cadere in mare dei cannoni.
Garibaldi è esasperato e si accorda con il colonnello Zambianchi perché questi prenda Paperin come suo attendente nella sua (finta) marcia verso l'Umbria e Roma; ma, dopo essere sceso a terra, Paperin torna sul «Piemonte» per prendere altre mappe e la nave riparte con lui a bordo. Un disperato Garibaldi opta quindi per una soluzione radicale: incarica Paperin della ricognizione di un isolotto disabitato e lì lo abbandona, con acqua e provviste.

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Dopo molto girovagare per il Mediterraneo, Paperin arriva a Messina, odorante di pesce perché raccolto da un peschereccio maltese e messo a pulire acciughe; raggiunge dei garibaldini, ma ormai la Sicilia è stata conquistata e gli ultimi eventi non prevedono elargizioni onorifiche da parte di Vittorio Emanuele II alle camicie rosse. Paperin si abbandona allo sconforto, ma a rasserenare i suoi pensieri compare Paperina D'Oquette: la dama finalmente può rivelare all'innamorato, che non l'aveva ancora còlta, la sua identità di spia del Regno di Sardegna. Ora Paperina potrà dedicarsi solo alla pittura, intende trasferirsi in America, a Paperopoli, e invita Paperin a seguirla; questi, per una volta fortunato, accetta con entusiasmo, pensando inoltre che da lì potrà seguire il commercio dei jeans di zio Paperon. La coppia prende così il largo non senza un ultimo sguardo di affetto all'Italia unita.

Analisi e riferimenti[]

Questa storia, con la precedente Topolino e l'Italia ri-unita, cui si rimanda per i particolari, è l'omaggio disneyano alla ricorrenza dei centocinquant'anni dell'unità del paese ed è anch'essa corredata da numerosi approfondimenti redazionali. I riferimenti storici a persone, luoghi, fatti (e persino ad abiti e uniformi) sono per la maggior parte reali, anche se umoristicamente trattati; ad esempio la “diversione” di Zambianchi a Talamone è avvenuta, sia pure con modalità differenti da quelle che vi vedono implicato Paperino.

Cavour e Garibaldi di Gervasio

Cavour e Garibaldi di Gervasio

Oltre ai dati storici, anche la ritrattistica risorgimentale è fedele agli originali: Garibaldi, Bixio e Cavour sono tratteggiati nel loro aspetto reale ed anche Vittorio Emanuele II, impettito e baffuto, compare non in persona ma in un ritratto e in una statua alle spalle di Cavour. A questo proposito è interessante vedere come i diversi disegnatori abbiano dipinto le medesime persone, ciascuno con il suo stile personale, ma coerente con le immagini note.

il ponte di Pavia di Perina

il ponte di Pavia di Perina

Non vanno dimenticate neppure le immagini dei monumenti tipici delle città: le torri, il castello e il ponte di Pavia, la cattedrale di Messina, piazza San Carlo a Torino, il porto di Genova e altri ancora sono stati curati nei particolari ed impreziosiscono la gustosa vicenda che è storia d'occasione e ripasso didattico, ma soprattutto divertimento.

Curiosità[]

  • Il nome del collega di Paperin, Papeyrano, richiama il famoso cioccolataio torinese Peyrano; l'azieda è stata fondata nel 1914 ma lo sceneggiatore si è concesso una libertà cronologica.
  • Un'altra Mademoiselle D'Oquette compare nella storia Mademoiselle D'Oquette e la rivoluzione nella serie Dai diari delle antenate di Paperina[1]. La rivoluzione del titolo è quella francese.


Principali pubblicazioni italiane[]

Note[]