PaperPedia Wiki
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Questa è una Fan Fiction!!!
I fatti sotto riportati sono frutto della fantasia di un utente

Dio delle città e dell'immensità

se è vero che ci sei

e hai viaggiato più di noi

vediamo se si può imparare questa vita

e magari un po' cambiarla

prima che ci cambi lei.

Sono qui adesso, sotto la pioggia.

Sto guardando Donald e sua sorella.

Piangono,ognuno con un mazzo di fiori in mano, e si tengono per la mano.

Accanto a loro c'è Matilda. Lei non piange, sta abbracciando i nipoti, per dare conforto a loro e a sé stessa.

Io invece sono lontano da loro e dalla bara.

Sono lontano da te Ortensia, come lo sono sempre stato.

Non riesco ad avvicinarmi; è come se avessi le gambe paralizzate.

A momenti, tremo.

L'ho voluto io, questo.

Avevo così tanti elementi per poter essere felice, a questo punto.

Invece, guarda: sono qui solo, lontano da tutti, non riesco a muovermi e tremo come uno sciocco.

Se penso che potevo essere qui con dei ricordi recenti di te, quei ricordi che ti fanno piangere ma che ti sollevano. Potevo ricordarmi di te come eri qualche giorno fa, potevo ricordarmi della tua malattia, o della tua vecchiaia che si faceva ogni giorno sempre più incombente, potevo ricordarmi di averti tenuto la mano e di averla stretta forte sorridendoti.

Potevo ricordarmi di esserti stato vicino e questo sarebbe stato il mio sollievo, avrei potuto dire “Le sono stato vicino fino alla fine”.

Invece ti ricordo arrabbiata e delusa, mentre mi urlavi contro che non ti avrei rivista mai più, anni fa. La tua voce arrabbiata mi ha perseguitato fino ad oggi e non ho avuto il fegato di fare nulla. Nulla che avesse potuto aiutarmi. Nulla che mi avrebbe permesso di dire “Adesso sono felice, adesso sono stato perdonato”.

E' incredibile quanto un uomo solo possa cadere nell'oblio, e rimanerci intrappolato, senza cercarne di uscire.

Perché oltre ad avere te nei ricordi più recenti adesso, qui accanto a me, potevo avere la mia famiglia, quella che ti supporta e che ti ama, quella che non ti lascerà mai.

Ma io le ho voltato le spalle.

Ho voltato le spalle a una vita nuova e serena, ho voltato le spalle all'amore e alla famiglia, e perché?

Per i soldi?

Per l'avventura?

Per il successo?

Non lo so.

Tu me l'avresti potuto dire. Tu, insieme a Matilda, insieme ai tuoi figli.

Anche se fossi stato comunque solo, avrei potuto almeno avere voi.

Eravate l'unica famiglia che mi era rimasta, e vi ho cacciati. Cacciati!

Ma dimmi, tu ti sei mai ricordata di me?

Di quanto stupido sono stato?

Mi hai compatito?

O mi hai odiato?

Ti prego, almeno una di queste ipotesi, purché non sia che tu non mi abbia più ricordato.

Mi ucciderebbe, sebbene io sia già finito.

Ecco, hanno sepolto la bara.

Donald e Della si sono voltati, non piangono più, hanno solo gli occhi rossi e l'aria affranta.

Matilda sta parlando loro.

Le uniche parole che ha detto a me sono state per dirmi che Ortensia non c'era più.

Me lo merito.

Dio, se me lo merito.

Ma ti prego, Ortensia.

Io non ti chiedo di avere pietà di me, o di perdonarmi. Non ne sono degno.

Ma ti prego. Ti prego ricordati di me.

Ricordami quando ero bambino, ricordarmi a 13 anni. Ricorda l'ultimo sorriso sincero che ti ho donato, ricorda quando ti portavo in giro, a Glasgow, ricordati di quando amavo la mia famiglia, ricordati di quando ero parte di voi.

Ricordalo e io vivrò in pace.

Io ti ho sempre amata Ortensia, ho amato te e la mia famiglia.

Anche se non me ne rendevo conto, vi avevo sempre dentro, e mi facevate compagnia.

Mi tenevate al caldo, mi coccolavate.

Siete sempre stati con me.

Ci sono uomini soli per la sete d'avventura

perché han studiato da prete

o per vent'anni di galera

per madri che non li hanno mai svezzati

per donne che li han rivoltati e persi

« Scrooge, cosa hai? »

Matilda mi ha parlato.

Siamo rimasti solo noi due.

Non ha smesso di piovere e io sono bagnato fradicio. Lei invece ha un ombrello.

La guardo.

È sempre uguale, uguale a quel dannato giorno.

Come un flash ricordo il suo volto prima sorridente, e poi d'un tratto deluso e triste.

Ricordo lei, Ortensia e la sua famiglia andare via, lasciandomi solo al mio destino per sempre.

Volto la testa di scatto. Non voglio guardarla.

Troppa vergogna, troppa pena, troppo dolore.

« Scrooge... »

Mi incammino senza dire una parola. All'improvviso le lacrime hanno cominciato a scendere giù prepotenti, e si confondono con la pioggia.

Ma la mia anima non ce la fa più.

È stanca e provata, da tutte le ferite che tiene e che ha provocato.

La sento strappata, fa male, fa tanto male.

« Scrooge, io tornerò in Scozia. Forse non ti interessa ma io volevo che tu lo sapessi. »

Mi fermo, come una lama mi ha colpito in pieno petto.

Mi volto e la guardo, i miei occhi stanno implorando perdono.

« Ortensia mi perdonò? » domando, con la voce rauca e strana.

Matilda mi guarda un po' confusa, poi abbassa lo sguardo.

« Matilda, rispondimi, ti prego! »

Mi sono avvicinato e le ho preso le braccia, stringendole. Lei mi ha guardato, con un misto di pena e tristezza.

« Ortensia non ha mai smesso di compatirti, per quanto sciocco e cieco sei stato » risponde con voce flebile. « … E proprio per questo ti ha pensato tutti i giorni, implorando la tua salvezza, implorando Dio di avere pietà di te »

Le lascio le braccia, non smettendo di guardarla.

Tiene lo sguardo basso, e intravedo una lacrima scenderle sulla guancia.

« … E anch'io l'ho fatto. »

Un singhiozzo trattenuto, poi mi passa oltre e se ne va.

Rimango solo, con la pioggia che mi cade addosso e i ricordi prepotenti che mi torturano l'anima.

Ma Dio delle città e dell'immensità

magari tu ci sei e problemi non ne hai

ma quaggiù non siamo in cielo

e se un uomo perde il filo

è soltanto un uomo solo.

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