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Questa è una Fan Fiction!!!
I fatti sotto riportati sono frutto della fantasia di un utente


Atomino Bip Bip 2.JPG

Appena sentita la voce, Mickey alzò lo sguardo da terra.

Di fronte a lui vi era un buffo omettino, non molto alto, dalla pelle azzurrognola e pantaloncini blu. Sulla testa giravano freneticamente degli elettroni, e un affabile sorriso contornava la bizzarra figura.

«Atomino!» Esclamò tutto contento Mickey al neo arrivato, un suo amico di vecchia data con cui aveva condiviso più di una avventura, di cui l’ultima in tempi recenti. «Sono davvero felice di rivederti!»

«Bip! Anche a me fa piacere rivederti, Topolino, nonostante tu sia dietro le sbarre.» Rispose Atomino, «E, a tale proposito, ritengo sia opportuno farti evadere da qui!»

Mickey rimase pensieroso per un momento, poi, con aria rassegnata, si rivolse nuovamente ad Atomino. «Forse è meglio di no, amico. Basettoni ha fatto bene a rinchiudermi qui: chi mi assicura che non diventerò pericoloso come già molte persone in questi giorni? Meglio che resti in un posto sicuro, laddove non possa accidentalmente far del male a nessuno.»

Atomino assunse quindi un’aria seccata, roteando inoltre gli occhi verso l’alto in segno di fastidio, mentre nel frattempo diceva «Eeeh, non fare la tua solita menata da “mi sacrifico per il bene degli altri”! Questi comportamenti da perfettino e buon samaritano hanno stancato!» Concludendo con tono autoritario «Quindi, muovi il culo e vieni via con me!»

Inizialmente Mickey rimase alquanto basito dal comportamento deciso di Atomino e dal suo utilizzo di un siffatto frasario. Pochi secondi dopo, però, l’atomo riprese la sua aria affabile e sorridente.

«Hi, hi, hi, hi! Spero che tu non ti sia spaventato, Topolino. Da qualche tempo Enigm ha deciso di installare una televisione inter-dimensionale nella dimensione Delta. Ho iniziato ad appassionarmi dei film americani un po’ violenti e volgari, e non vedevo l’ora di dire qualche parolaccia anch’io; ma sai com’è il professore, non avrei potuto farlo in sua presenza!»

A quel punto, Atomino assunse un’espressione facciale più seria. «Però poco fa non stavo scherzando, Topolino. Nella vostra dimensione sta succedendo qualcosa di molto grave. Ciò che è accaduto fino ad ora nella vostra città non è che il preludio di qualcosa di molto più grande e terribile. Non ti so dire esattamente cosa sia, ma l’atmosfera in tutto il Calisota è estremamente tesa. Io lo sento. Credo però che io e te, insieme, possiamo fare qualcosa. Ma finché sarai in prigione, io non mi muoverò di qui. E finché nessuno dei due si muoverà di qui, nessuno riuscirà a scoprire che cosa stia esattamente per succedere.»

Atomino era sempre stato un individuo molto allegro e solare, a tratti quasi pervaso di una infantile ingenuità. Il sentirlo parlare in un modo tanto severo, maturo e oscuro inquietò alquanto Mickey. Il detective, ancora seduto sulla branda, rimase in silenzio per quasi mezzo minuto. Dopodiché, si alzò di scatto, e con aria decisa affermò «Accetto. Vengo con te!»

Il volto di Atomino fu di nuovo percorso da un sorriso. «Bip! Sono felice che tu ti sia deciso, amico mio! Ora non ci resta che andarcene da qui!»

Il piccolo ominide si diresse quindi verso il muro della prigione. Fermatosi a pochi centimetri da esso, vi soffiò sopra, trasformandolo istantaneamente in sapone. I due poterono quindi facilmente attraversarlo, ed essendo la cella posta al pian terreno, non ebbero problemi riguardanti l’altezza.

Una volta fuori, cominciarono le indagini. Atomino iniziò ad usare i suoi poteri per individuare eventuali variazioni anomale nella struttura atomica delle zone circostanti. Entrambi non sapevano esattamente cosa stessero cercando di preciso, ma la certezza di stare cercando qualcosa li spinse a continuare.

Passarono tre giorni, durante i quali Atomino e Mickey vagarono da una parte all’altra della provincia di Topolinia, sempre in cerca di qualcosa di sospetto. Finché, il quarto giorno di ricerche, finalmente Atomino non sentì delle vibrazioni anomale provenire da una zona posta una decina di miglia a nord-ovest della città. I due amici si diressero pertanto in quella direzione, speranzosi di trovare qualcosa che potesse mettere fine alla loro investigazione. Le cose erano state complicate anche da Basettoni: seppur amico di lunga data di Mickey, il commissario era sempre stato un poliziotto irreprensibile, e dal momento dell’evasione del detective, aveva messo in moto un discreto numero di agenti per ritrovare il fuggiasco.

Finalmente, Mickey e Atomino giunsero in prossimità del luogo da cui provenivano le strane “vibrazioni”. A qualche centinaio di metri da loro, si stagliava un grandioso castello. Sebbene avesse foggia antica, non era certamente lì da più di qualche mese, dal momento che quella porzione di bosco era sempre stata sgombra da qualsivoglia edificazione umana.

Mentre Mickey e Atomino guardavano incuriositi la struttura, avvicinandovisi lentamente, qualcuno li osservava a loro volta tramite un grosso schermo posto in una stanza non molto grande e praticamente sgombra da luce. La figura li osservava. Li osservava nell’ombra. E mentre li osservava, riconosciuto Mickey, si fece strada sul suo volto un malefico sorrisetto.

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Topolino e Basettoni.jpg

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Topolino castello.jpg

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